Nicolas Prodhomme risponde a Tadej Pogačar sull’occhiataccia al Tour de France: “Non mi riconosco molto in Pantani e preferirei che mi chiamasse con il mio nome”

Prosegue il botta e risposta fra Tadej Pogačar e Nicolas Prodhomme. I due sono stati protagonisti di un episodio particolare durante la ventesima tappa del Tour de France 2026, quando il corridore della Decathlon CMA CGM ha provato a mettersi in testa al gruppetto dei big per lavorare per il compagno di squadra Paul Seixas. A quel punto il leader della UAE Team Emirates-XRG, che stava a sua volta supportando il compagno Isaac Del Toro, si è affiancato al francese e gli ha lanciato un’occhiataccia. Il video è diventato subito virale, ma Prodhomme aveva dato poco peso all’accaduto, dicendo che non si trattasse di un gesto intimidatorio ma probabilmente della sorpresa di vederlo ancora davanti a tirare.

Negli ultimi giorni però sul tema è tornato Pogačar che durante un’intervista ha spiegato quel gesto e come fosse legato anche all’appellativo particolare con cui chiamavano Prodhomme: “Ne avevamo parlato e scherzato al riguardo tra di noi nel team, chiamandolo ‘Pantani’, perché trovava sempre l’energia per quell’accelerazione finale”. Questo nomignolo però non piace a Prodhomme, che in un’intervista a VéloFuté ha spiegato come non voglia essere accostato al Pirata: “Onestamente, non mi riconosco molto in Pantani e preferirei che mi chiamasse semplicemente con il mio nome”. Il francese l’ha presa però con filosofia, visto che ha accompagnato la risposta con un sorriso, aggiungendo poi che comunque il paragone fatto dallo sloveno sembrava comunque positivo: “Quando leggo la spiegazione di questo soprannome, mi sembra piuttosto un bel complimento. Quindi lo prendo con umorismo e lo vedo dal lato positivo”.

Andando nel dettaglio dell’accaduto, Prodhomme ha poi spiegato che l’accelerazione sul Col de Sarenne sarebbe dovuta avvenire in un altro punto e questo avrebbe causato lo stupore del campione del mondo: “Era soprattutto un problema di comunicazione con l’ammiraglia. Dovevo aumentare il ritmo, ma non proprio in quel momento. Le cuffiette non funzionavano perfettamente, quindi ho accelerato molto in un breve lasso di tempo, mentre l’azione prevista doveva avvenire qualche chilometro più avanti. Penso che si sia semplicemente chiesto perché lo stessi facendo”. Un gesto di cui in corsa il francese non si era nemmeno accorto: “In quel momento non avevo nemmeno notato il suo sguardo: ero concentrato sulla radio e sul mio ciclocomputer”.

Prodhomme ci tiene quindi a sottolineare come il rapporto con Pogačar sia ottimo: “Non c’è alcun problema tra noi. Abbiamo già discusso della posizione nel gruppo, c’è rispetto, e mi ha persino fatto i complimenti dopo la tappa del Markstein, dove avevo intensificato il ritmo”. Una vicenda che può dirsi quindi chiusa, con il francese che per il proprio futuro ha già posto un chiaro obiettivo a livello personale, al di là di paragoni e complimenti vari: “Preferirei puntare a una tappa al Tour piuttosto che arrivare quinto nella classifica generale. Se dovessi indicare un vero obiettivo di carriera, sarebbe quello di completare la trilogia dei Grandi Giri. L’anno scorso ho vinto una tappa al Giro, ora punto al Tour e alla Vuelta”.

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